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MIGLIAIA - di Biagio Papotto


 

Non si può prescindere dalla presa d’atto che in Italia mancano i medici, mancano gli specialisti… Manca la cultura della sanità pubblica che tanto faticosamente abbiamo sempre difeso.
 
 
 
Sono migliaia (mentre mi prendo 5 minuti di tempo per scrivere sono quasi 5000) i colleghi della sanità, tra medici, infermieri e operatori di qualsiasi livello, che sono stati contagiati. Al di là della cifra (enorme), mi preoccupa ancora di più il duplice aspetto negativo che essa comporta, e alla quale evidentemente si preferisce non pensare, anche per non essere costretti ad ammettere che non abbiamo sufficienti, adeguate, contromisure. Mi riferisco – fatti salvi l’ovvia solidarietà ai colleghi e i migliori auguri di vero cuore per un rapido e positivo decorso della loro malattia – alla concreta possibilità che essi siano stati veicolo di contagio per una popolazione che non posso stimare in termini numerici, ma che presumo con un fattore di moltiplicazione minimo di 1 a 20 (per tacere del nucleo familiare di tutti i contagiati, che non possiamo sbrigativamente considerare come “male minore”), e in seconda istanza a cosa succederebbe se le complicazioni polmonari continuassero a falcidiare luttuosamente la categoria.
 
Mi spiego: possiamo comprare i DPI all’estero, e allo stesso modo possiamo rifornirci di respiratori, apparecchiature, etc. etc. …
 
Possiamo anche avere la collaborazione di qualche collega straniero, magari con esperienza specifica di virologia acquisita sul campo. Certo. Ma non possiamo seriamente pensare che i medici (o gli infermieri, o il personale sanitario in genere) si possano importare come se fossero merci del tutto surrogabili. E non è solo un problema di lingua (mi domando come farebbero i colleghi stranieri ad afferrare con prontezza le sintomatologie, a meno che non si creino team di poliglotti, o coppie con interprete, ipotesi davvero poco realistica, specie nell’emergenza), bensì di formazione ed esperienza.
 
I medici italiani sono tra i migliori del mondo, perché formati in eccellenti scuole, con ottimi insegnanti e severe prove di esame. In periodi di crisi…va bene (quasi) tutto. Ma pensare di poter risolvere problemi di ataviche carenze, conseguenza di errate scelte prolungate, senza una rigorosa programmazione sarebbe folle.
 
E questa non può prescindere dalla presa d’atto che in Italia mancano i medici, mancano gli specialisti… Manca la cultura della sanità pubblica che tanto faticosamente abbiamo sempre difeso. Questa – e non altra – dovrà essere la base di partenza, quando l’emergenza finirà.
 
Nessun momento di rilassamento “politico”. Non lo permetteremo. Noi invece chiederemo medici, borse di studio e strutture. Con forza e con ostinazione. Per un’Italia civile e sana.
 
L’unica pausa sarà quella – sacrosanta – che si potranno prendere i colleghi di ritorno “dal fronte”, esausti, dopo questa terribile ondata pandemica.
 
E anche oggi li ringraziamo, senza alcuna eccezione. Dai medici in prima linea ogni giorno, a quelli che da tempo in pensione “scalpitano” come studenti dell’ultimo anno per andare (tornare) in corsia a combattere il male…a tutti voi il nostro più profondo e commosso GRAZIE.
 
Un’ultima cosa: qualcuno ci aveva proposto di inserire su questo sito un “contatore” con il numero dei colleghi contagiati. Abbiamo subito risposto “no”. Nessuna macabra “conta”. Piuttosto avevamo pensato a quello dei “guariti”, dei salvati, di tanti italiani che neppure sapranno il nome del collega (ed è giusto così, pensiamo) che – magari a rischio della propria – ha salvato la loro vita. Ma…no. Perché speriamo che sia in tale accelerazione da non essere leggibile. In bocca al lupo a tutti i medici e a tutti gli italiani.

di Biagio Papotto - Segretario Cisl Medici Nazionale

Link della fonte: http://www.panoramasanita.it/2020/04/01/migliaia/?fbclid=IwAR04iwrZkBJBzhbMcR8m44dYwFiEEL4uBM1w8AnhvvEqcyIN5l7-ZeLnr2I

LETTERA AGLI ISCRITTI - 10 MARZO 2020

LETTERA AGLI ISCRITTI - 10 MARZO 2020

 

A tutti gli iscritti CISL Medici
A tutti i Colleghi

Carissimi,

mi accingo a scrivere poche righe (tanto avrete di certo poco tempo per leggere), sperando di non essere accomunato a quanti – in modo più o meno furbesco ed interessato – si stanno in questi giorni stracciando le vesti, a mo’ di prefiche della sanità, la stessa che hanno sempre trascurato e a volte quasi scientificamente indebolito.
Voglio ringraziare di cuore tutti i colleghi, iscritti e non, perché non è questo il momento di vane battaglie di bandiera. Sappiamo molto bene, noi meglio di chiunque altro, quanto sia impegnativa la vita nella “trincea” dei pronto soccorsi, delle rianimazioni, delle corsie o nelle visite ambulatoriali e domiciliari, ogni giorno, senza orario e spesso senza neppure pensare a noi stessi. Adesso la società si accorge di noi, adesso si cerca frettolosamente e male di porre rimedio a guasti che si trascinano da decenni e che abbiamo puntualmente criticato e denunciato. Adesso. Lasciamo che - una volta ancora – non la nostra rabbia di cittadini prevalga, ma la nostra scienza e coscienza di professionisti indispensabili per la salute altrui, anche se chi è deputato a pensarci con il voto popolare non lo fa. Non pensiamo a quanto sia mortificato un giovane medico che non trova un lavoro decente, o a quanto poco sia retribuito in Italia un collega che all’estero sarebbe letteralmente riverito. Non ci lasciamo abbattere dalla mortificante differenza economica e di visibilità che intercorre tra noi e un politico. Facciamo ancora – perché la circostanza è grave e il nostro libero giuramento ce lo impone – il nostro dovere. Facciamo ancora una volta che la gente sia orgogliosa di noi e di cosa sappiamo fare con mezzi ridicolmente limitati e con attenzioni risicate.
Poi – passata l’emergenza – la CISL Medici darà incarico ai propri consulenti di perseguire ogni possibile via legale per verificare le responsabilità che hanno portato a questo.
Troppo comodo, infatti, è dare la colpa al fato, sostenere l’imprevedibilità dell’accaduto.
Una delle responsabilità di chi regge un Paese è il pensare anche a ciò che può accadere.
E noi faremo carico di questo a chi ha colpevolmente trascurato gli italiani, non solo i medici. Senza sconti, senza guardare in faccia ad alcuna sigla partitica.
Perché noi siamo i medici e i sanitari. E dobbiamo poterlo fare al meglio. Così magari una prossima volta ci ascolteranno prima, anziché coccolarci dopo…
Grazie a tutti. E buon lavoro a tutti noi

Reggente Cisl Medici
Dott. Biagio Papotto


Se non ora…quando

Se non ora…quando

di Biagio Papotto

È  giunto il momento di guardare in faccia la situazione e chiamare le cose con il proprio nome. Purtroppo questo momento è causato da una improvvisa emergenza sanitaria che ha appena iniziato a mostrare la propria virulenta (è il caso di usare tale termine…) carica negativa anche nei confronti di plurime attività economiche. Il “purtroppo” che ho usato qualche riga sopra è duplice : purtroppo – certo – perché sta accadendo, perché molte persone soffrono e talune muoiono. Ma non è solo per questo.

Come medici siamo costretti professionalmente a convivere con la sofferenza e – se anche non ci si abitua mai – cerchiamo di non pensarci, presi come siamo dal tentare di porre rimedio e cura a situazioni diverse.

Ho scritto invece “purtroppo”, perché amarezza e rabbia si mischiano in ugual misura dall’aver dovuto rilevare come – ancora una volta – tutti i nostri articoli, i nostri appelli, le nostre analisi…sono stati bellamente ignorati.

Adesso qualcuno si accorge che ci sono problemi che denunciamo da decenni.

Mancano le strutture, mancano i posti letto, e… mancano i medici. La parola subdolamente gradevole e accattivante (“razionalizzazione”) ha distratto l’opinione pubblica mentre la politica chiudeva presidi ospedalieri e riduceva le capacità di ricovero e cura di altri.  In aggiunta a questo – con una perversa logica che sconteremo per molti anni ANCHE IN CASO DI UN RAVVEDIMENTO tipo “via di Damasco” – si sono tagliati e/o non si sono rimpiazzati migliaia e migliaia di medici, ché tanto erano “eccedenti” rispetto al numero dei posti-letto disponibili.

Come se l’Italia fosse una nazione con pochi cittadini, anziché uno dei Paesi più grandi d’Europa, come se la popolazione fosse in ringiovanimento anziché (grazie al cielo, per carità !) con un notevole aumento dell’aspettativa di vita.

L’unico momento in cui si è utilizzato il trend di invecchiamento complessivo degli italiani è stato per calcolare sinistramente il costo che esso avrebbe avuto sul pagamento per X anni delle pensioni, introducendo un fattore di rallentamento dell’accesso alla quiescenza degno di un film di brutta fantascienza (“qui si campa troppo…meglio sfruttare le persone qualche anno in più…vediamo quanti anni in media potrà riscuotere la pensione un dipendente, se ce lo lascio andare a 68 anni…”).

Quel che accade in questi giorni è solo il rovescio della medaglia di una situazione che, lo abbiamo gridato per anni, COMUNQUE sarebbe stata deficitaria, anche in caso di assenza di un’emergenza.

Il Covid-19 ha solo alzato il velo su una carenza atavica e politicamente mai gestita.

Adesso è certamente il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare. I medici lo fanno. Da sempre, per scelta individuale e per responsabilità professionale.

Però adesso devono rimboccarsi le maniche e lavorare i politici – TUTTI, senza disgustose distinzioni cha ancora qualcuno ha il coraggio di esibire, nella ridicola pretesa di aver la soluzione a portata di mano – per evitare che ci sia una prossima emergenza, per far si che l’Italia possa affrontare serenamente le prove che qualsiasi nazione può trovarsi di fronte senza che questo provochi sconquassi irreparabili.

Abbiamo più o meno gli stessi abitanti di Francia, Germania e G. Bretagna, un SSN invidiabile e…spendiamo pochi soldi, pretendendo risultati eccezionali. Viziati dall’averli ottenuti finora.

Si parla tanto della famosa “diligenza del buon padre di famiglia”. Bene. Quale padre di famiglia – però – lascerebbe che i propri cari affrontassero senza un minimo di prudenza il domani? Questo è il momento più adatto per riequilibrare i bilanci e far partecipare tutti. Questo – insomma – è anche il momento perché emerga l’economia “in nero”. Perché l’Italia è “in rosso”.

Senza distinguo sulle quote di contante, senza lotterie degli scontrini. Senza sconti per nessuno.

Senza “se” e senza “ma”.

Perché…se non ora… Quando ?

*Segretario generale Cisl Medici

Coronavirus. Lo avevamo già detto

Gentile Direttore,
ancora una volta ci troviamo a scrivere che eravamo stati profeti a chiedere i dispositivi di protezione individuali per i medici ed il personale sanitario, che il rischio sopraggiunto dell’epidemia di Covid-19 doveva prontamente vedere risposta dai datori di Lavoro, per mettere medici, sanitari e pazienti nella condizione di essere tutelati col minor rischio possibile.

Ebbene, per tutta risposta c’è stato il ritardo - se non la latitanza - di talune aziende a fornire idonei DPI e procedure ad hoc, se non addirittura la reprimenda ad indossare la mascherina quando si visitavano i pazienti “per non spaventare la popolazione”. La schizofrenica comunicazione politica ha contagiato molte aziende sanitarie (d’altra parte la nomina di questi “manager” è loro prerogativa), ed il triste risultato è il contagio di decine (se non centinaia) di medici e professionisti sanitari.A questo punto ognuno deve essere messo di fronte alle proprie responsabilità; chiederemo a chi di dovere di usare il codice penale perché qualcuno ha causato per inerzia vittime sul campo; il datore di lavoro che non ha adempiuto, colposamente o preterintenzionalmente, a questo punto dovrà essere richiamato a pagare i propri errori.


Non siamo “forcaioli”, e mai lo saremo, ma le grida di allarme che i nostri colleghi hanno lanciato a noi ed alle aziende sono caduti nel vuoto, oppure - quando ascoltati - raccolti in colpevole ritardo in nome di insufficienza di fondi spese gare e mancate forniture.
Dobbiamo per l’ennesima volta ringraziare la preparazione e la grandissima competenza dei medici e sanitari Italiani che hanno saputo fare scelte scientificamente inoppugnabili e frutto dei loro lunghi e faticosi studi universitari (che ora infatti ci valgono i convinti complimenti dei colleghi cinesi), molti di noi hanno tirato fuori dalla memoria le nozioni di igiene e profilassi, di epidemiologia e virologia etc. etc., che hanno compensato la colpevole assenza delle parti datoriali.

Ci tocca ricordare anche le nostre lettere con cui abbiamo parlato della scellerata scelta del regionalismo o del taglio lineare di posti letto in nome di risparmi che alla fine si sono dimostrati la scelta peggiore, perché causeranno spese ben maggiori – per tacere delle migliaia di lutti attesi -, oppure del blocco delle assunzioni che ha impoverito “la ricchezza” delle aziende, che hanno bruciato “risorse umane”, vero ed unico capitale rinnovabile perché trasferibile alle nuove leve delle ASL ASP o come “diavolo” le hanno ribattezzate. Ci fermiamo qui e rivolgiamo un pensiero alle vittime di questa epidemia con non distingue pazienti ed operatori ma che forse poteva risparmiarne qualcuno se si fosse agito con competenza, fermezza o…bah, bastava anche la sola prontezza.

Bastava rispettare i medici e sanitari prima, per quel che dicevano e facevano, anziché applaudirli farisaicamente dopo, per quel che fanno in emergenza e con mezzi insufficienti. Non siamo eroi. Siamo medici e sanitari. Gli stessi che prima si pensava ormai servissero a poco e costassero molto. Be’, quelli – nel caso – sono altri...
 
Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

Fonte: https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=82629

Il rovescio della magagna e la storia ignorata

Gentile Direttore,
il titolo proposto per questo breve testo non è un errore. Di solito si parla di “rovescio della medaglia”, per indicare qualcosa di sgradevole che sia conseguenza di altro invece ben accetto. La magagna è in pratica la cosa opposta: qualcosa che sembra buona e invece nasconde la parte negativa.
 
Abbiamo capovolto il concetto per plaudire innanzitutto agli innumerevoli colleghi che si stanno dannando per arginare qualcosa che appare ben poco arginabile. Ma il rovescio della magagna sta proprio nel lavoro – quotidiano e silenzioso – dei mille e mille medici e sanitari che ormai da settimane vivono letteralmente nei dipartimenti di urgenza e/o nelle corsie, oppure visitano negli ambulatori o a domicilio ad orari impossibili i loro pazienti, con la sola preoccupazione di non lasciare indietro nessuno.
 
Medici e sanitari che, fatalmente, rischiano in prima persona la salute loro e dei propri congiunti.
 
E allora, a differenza di altri non useremo toni “sopra le righe”. Non ci interessano le medaglie o i “salti” per salire sul carro dei vincitori. Anche perché vincitori qui – a parte i medici e sanitari – non ne vediamo. Non le regioni che scoprono solo adesso si esser fragili, non il governo centrale che deve a malincuore cercare altri soldi da destinare alla sanità. Rendiamo merito al Governo di aver trovato le risorse aggiuntive per la Sanità. Speriamo vengano spese bene.

 
Ci voleva questa emergenza per far capire che mancavano i medici e sanitari, che non c’erano abbastanza posti-letto, che le risorse sono limitate ed insufficienti?
 
Se qualcuno volesse bonariamente dare un’occhiata – anche frettolosa – alle nostre frequenti denunce, vedrebbe che l’abbiamo sempre scritto, e pronunciato ad alta voce ogni volta che qualche politico (regionale o nazionale) si è degnato di riceverci ed ascoltarci.
 
Adesso è una gara a chi si accorge – improvvisamente – che ci vogliono più medici, sanitari e risorse.
 
Bravi, non c’è che dire. Quando si lascia il cellulare a casa ci sentiamo persi. Se mancano migliaia di medici e sanitari al SSN…se ne fa a meno. Bravissimi.
 
Ci voleva questa specie di “Caporetto” per chiamare gli specializzandi, o persino gli studenti dell’ultimo anno… Senza mancare di rispetto a nessuno… siamo arrivati ad arruolare “i ragazzi del ‘99”. E poi? Sperando che l’emergenza passi in fretta e senza altri lutti… cosa accadrà?
Tutto come prima? Scommettiamo? La storia non insegna alcunché.
 
Ci sbrachiamo in orgoglio patrio solo quando siamo minacciati, ma scommetto che nessuno riflette abbastanza sul fatto che in questi giorni vediamo in ogni TG fior di medici e ricercatori che parlano dall’estero, assunti e ben retribuiti da prestigiose organizzazioni straniere. Tutte persone che sono state formate con le eccellenti università italiane e poi abbiamo lasciato neghittosamente andare.
Ora lasciateci lavorare – per favore – senza pretendere di attaccarci medaglie al valore, col concreto rischio che siano alla memoria; o almeno abbiate il coraggio di scrivere, nella motivazione: “…solo, con l’unico ausilio del proprio stetoscopio, si avviava eroicamente e senza efficaci ausili verso le corsie ormai occupate dal virus nemico. Fulgido esempio…”.
 
Ho scritto queste righe in un momento di pausa.
 
Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=82459

Medici in fuga dal Ssn per andare nel privato, cas...

Medici in fuga dal Ssn per andare nel privato, casi in aumento.

 
Molti medici ospedalieri pubblici in questa fase storica sembrano sentire il peso di una mole di lavoro cresciuta e la solitudine di chi deve dare prestazioni senza gratificazioni. Non si spiegano altrimenti i 50 camici usciti dagli ospedali veneti per andare a lavorare prevalentemente nel privato o in proprio o i 60 che nel 2017 hanno fatto lo stesso in Emilia Romagna. Al Nord è più ricorrente. I motivi ce li spiega una giovane chirurga lombarda, in due battute: «Il medico che va nel privato non lo fa per gratificazione economica personale, oggi nel 2018, perché guadagna meno a causa di un regime fiscale sfavorevole. Ma fruisce di un più rapido miglioramento di carriera, è vero che i titoli nel pubblico possono essere più gratificanti e spendibili, ed è vero che spesso nel privato si transita per alcuni anni per poi rientrare nel pubblico, ma funziona un po' come nelle grandi squadre del calcio, nelle "top" - il pubblico - non hai sbocchi, in quelle di media fascia - il privato - sì. Quando sono venuta in questo istituto in un anno e mezzo avevo eseguito 20 interventi, ero "chiusa" dai colleghi più anziani; avevo però titoli e numeri, mi hanno messa subito ad operare e in un altro anno e mezzo, nel privato convenzionato, ho totalizzato 320 interventi. Che "fanno" curriculum, voglia o no un giorno io tornare al pubblico con aspettative, stavolta, da apicale. Ma anche non avessi tali aspettative, il privato in certe regioni ti gratifica per i capitali che ha e muove, le dotazioni, le macchine di ultima generazione, che riesci ad utilizzare appena arrivano e che invece nel pubblico ti sono molto meno accessibili».
Sono motivazioni in parte diverse da quelle che spinsero 24 anni fa allo stesso "salto" Bruno Andreoni, da Direttore dell'Istituto di Chirurgia d'Urgenza all'Università di Milano, in forza al Policlinico, alla Divisione di Chirurgia dell'Istituto Europeo di Oncologia, Irccs privato convenzionato. «Il mio passaggio fu legato al miglioramento delle condizioni di carriera e a una richiesta personale che mi venne da Umberto Veronesi e per me fu una grande gratificazione; al Policlinico rivestivo il ruolo di aiuto, quindi c'era una chance di crescita, naturalmente non fu una scelta facile. Nel passare al privato ci sono vantaggi e svantaggi: ad esempio, i titoli acquisiti hanno un minor valore negli anni, e ciò potrebbe creare difficoltà a ri-trasferirsi nel pubblico. Di certo, non sarei andato in una casa di cura qualsiasi anche a fronte di una maggiore retribuzione, che nel mio caso non fu un "movente"». Ma davvero nel privato non ci sono i problemi di organico che spingono i medici ad andare via perché demotivati, non gratificati a fronte di turni massacranti? «Ci sono, in genere, anche perché nel privato è più pressante l'esigenza di far quadrare i conti», ammette Andreoni. «Il sacrificio però può essere più direttamente connesso con la possibilità di una gratificazione, che invece nel pubblico non è percepita. Beninteso, c'è privato e privato, su quello che si pone come priorità la quadratura dei conti non do un giudizio positivo». 
Da Milano a Roma. Mario Falconi, segretario Fimmg fino al 2006, sempre 20 anni fa scelse di lavorare in proprio come medico di famiglia, ed era aiuto-cardiologo. «Mi diedero del matto, una scelta come la mia, motivata dal volermi organizzare da solo, dal voler crescere stando vicino alla gente, non era compresa facilmente. Inoltre avevo una famiglia a carico, tre figli, e c'era un ministro (Francesco De Lorenzo ndr) che per i medici di famiglia non pareva prefigurare un futuro roseo; ma ero stanco di fare le stesse cose del collega appena entrato, di timbrare il cartellino. E dire che godevo di una certa autonomia, oggi impensabile: inizialmente avevo guidato un movimento sindacale -la Sezione romana volontari ospedalieri- che dava fastidio, a Ostia ero riuscito a far impiantare un ecografo. Ecco, oggi mettere in piazza i panni sporchi dell'azienda non è più possibile, critiche feroci espongono a sanzioni disciplinari e al licenziamento; e chi come me ha sempre aspirato a non sentirsi un numero, a non prendere ordini da chi potrebbe saperne di meno, sta ancora più stretto, potendo si svincola e gli stimoli per questa decisione, specie dove il privato è competitivo, stanno crescendo».
 
Link riferimento http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/medici-in-fuga-dal-ssn-per-andare-nel-privato-casi-in-aumento-ecco-il-quadro/?xrtd=CSCRALYYAVSYPVLXSYCYYC
 

SCATTI DAL CONGRESSO

Ecco alcuni scatti del Convegno del 22 ottobre 2016

Foto - Apertura dei lavori
Foto - Giovanni Camisasca
Foto - Giovanni Camisasca
Foto - Pietro Cingolani
Foto - Momenti della relazione del prof. Cingolani
Foto - Liliana Ocmin
Foto - Biagio Papotto - Gianluca Lisa - Giuseppina Fera
Foto - S.E. Mons. M. Arnolfo
Foto - Ass. Monica Cerutti
Foto - D.ssa Maria Pia Bronzino - Sermig
Foto - D.ssa Maita Sartori
Foto - D.ssa Antonia Carlino
Foto - Avv. Anna De Giorgi
Foto - Tavola rotonda- Intervento dell'Ass.Antonio Saitta
Foto - Relazione conclusiva Papotto
Foto - Biagio Papotto

Rinnovate le segreterie provinciali della CISL MEDICI PIEMONTE

 
"Ieri, si è conclusa l’intensa stagione congressuale provinciale della Cisl Medici, finalizzata a  rinnovare gli organismi di rappresentanza sindacale ed a determinare gli orientamenti strategici dell’organizzazione. Ciò ha portato al rinnovo delle cariche statutarie delle segreterie. A  Novara risulta eletta segretario generale Silvia Iodice coadiuvata da Roberto Rostagno e da Carlo Bazzoni. A Cuneo, viene riconfermato segretario generale Vincenzo Terranova; in segreteria Gabriella Vaschetti. Ad Alessandria  il segretario generale eletto è Franco Mongiò, in segreteria Gianluigi Siri e Raffaella Ribatto. A Torino,  Maurizio Colonna, segretario generale uscente, lascia il testimone ad Alberto Fabris, in segreteria Daniela Robotti e Raffaele Decaro. Paola Anna Silvaplana è stata eletta con delega agli Ospedali del territorio provinciale. Il percorso congressuale della Cisl Medici, che si svolge ogni quattro anni coinvolgerà anche le strutture  regionali, appuntamento previsto per il prossimo 19 aprile.  Fabio Ragusa"

Lettera aperta

Egregio Presidente,
Egregio Ministro,
Illustri Autorità tutte,
 
Vi preghiamo di intervenire con urgenza a supporto della Regione Piemonte per permetterci di affrontare l’epidemia da COVID-19, che nelle nostre città prosegue il suo diffondersi con valori esponenziali.
Il personale sanitario è sprovvisto degli adeguati dispositivi di protezione e cura i pazienti a rischio della propria salute. Mancano ventilatori, caschi Cpap, farmaci.
Non abbiamo medici a sufficienza, sia per l’esplosione dei casi ricoverati sia per la quarantena di molti di noi, che si sono infettati lavorando. Tutti siamo allo stremo.
Iniziano a scarseggiare i posti letto in rianimazione e nei reparti: alcuni colleghi sono disperati.
 
Vi chiediamo di intervenire al più presto perché la situazione è grave e nei prossimi giorni diventerà drammatica.
Vi chiediamo di rifornirci al più presto di tutto il necessario per curare la popolazione senza rischiare la vita.
Vi chiediamo semplicemente di metterci in condizione di poter fare il nostro lavoro.
Torino, 21 marzo 2020
Per gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del Piemonte
ALESSANDRIA
ASTI
BIELLA
CUNEO
NOVARA
TORINO
VERBANIA CUSIO OSSOLA
VERCELLI
E per i sindacati:
AAROI -Emac
AIO
ANAAO Assomed
CIMO
ANDI
CISL Medici
FIMMG
FP CGIL Medici e Dirigenti SSN
FVM Federazione veterinari e medici
SMI
SNAMI
SUMAI
SUSO
Uil Fpl Medici

Diffida per carenza idonei Dispositivi Protezione Individuale

Oggetto: Diffida per carenza idonei Dispositivi Protezione Individuale
 
Gentilissimi, alla luce di quanto previsto da: - DM 28/9/1990 – precauzioni standard ed aggiuntive - DL 165/01 – principi generali - D.lgs 81/08 artt.17,18,74,75,76,77,78 - testo unico igiene e sicurezza lavoro - Linee guida OMS 2014 – Infection prevention and control of epidemic-and pandemic- prone acute respiratory infections in health care - Regolamento Europeo 425/2016 - DPI - DL 23.2.2020 art.1 - contenimento della diffusione del COVID 19 - Linee guida OMS 27.2.2020 - DPI COVID-19 - DPCM 8.3.2020 e DPCM 9.3.2020 in materia di implemento delle suddette misure - DPCM 11.3.2020 - ulteriori misure estese sul territorio nazionale - tenuto inoltre conto di specifici studi su DPI e H1N1 e COVID-19 - American Medical Association 2009 – Surgical mask VS 95 respirator for preventing influenza among health care workers - Xinghuan Wang MD Zhenyu pan MD et alii (2020) COVID 19 Association between 2019-NOCV transmission and N95 respirator use con la presente, le scriventi Segreterie regionali intendono inoltrare formale diffida ad adempiere a fronte dell’insufficiente/inesistente fornitura di idonei Dispositivi di Protezione Individuale - camici, calzari, guanti, occhiali di protezione e in particolare, la grave carenza di specifiche mascherine con filtro FFP2 e FFP3 - per il personale esposto con differenti modalità al rischio di contagio da COVID- 19. Le Scriventi rilevano, inoltre che tali DPI, anche laddove presenti, in quantità comunque gravemente insufficiente, sono gestiti dalle Aziende in maniera distonica rispetto alla sopra elencata normativa, attraverso indicazioni non corrette al personale circa il loro utilizzo o in taluni contesti lavorativi addirittura negati (servizi di radiodiagnostica e laboratori, anch’essi a rischio droplet). Risulta infatti alle Scriventi, che il personale che presta servizio presso i – Presidi Ospedalieri, Strutture Territoriali e Servizi di Emergenza Territoriale 118 - del Servizio Sanitario Regionale, operi in condizioni che non rispettano gli standard di sicurezza previsti, il tutto con la conseguente possibile messa a rischio della salute degli operatori stessi e degli utenti. Stante l’attuale situazione pandemica, le condizioni di rischio delle lavoratrici e dei lavoratori sono EVIDENTEMENTE INACCETTABILI. Vi chiediamo pertanto di procedere immediatamente alla definitiva risoluzione dei problemi segnalati, al fine di produrre gli indispensabili presupposti di salvaguardia della salute dei singoli operatori e della collettività. Nel segnalare come l’assenza di un urgentissimo riscontro risolutivo del problema, comporterebbe per le Scriventi l’obbligo di agire in ogni modo e in ogni sede ai fini di tutelare al tempo stesso gli operatori e la cittadinanza, si porgono distinti saluti.
Torino, 20 marzo 2020
FP CGIL PIEMONTE
CISL FP PIEMONTE
UIL FPLPIEMONTE
FP CGIL MEDICI PIEMONTE
CISL MEDICI PIEMONTE
UIL FPL MEDICI PIEMONTE